lunedì 7 luglio 2008

Marta e Maria

Qual è il significato della contrapposizione tra Marta e Maria nella storia dei monasteri gemelli di Fara Sabina? Per capirlo dobbiamo leggere il Vangelo secondo Luca (10, 38-42):

“Mentr'essi erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, che si chiamava Marta, lo accolse in casa sua. Sua sorella, di nome Maria, si sedette ai piedi del Signore e stava ad ascoltare la sua parola. Marta invece era assorbita per il grande servizio. Perciò si fece avanti e disse: «Signore, non vedi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille di aiutarmi». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose. Invece una sola è la cosa necessaria. Maria ha scelto la parte migliore, che nessuno le toglierà».”

Marta dunque simboleggia la vita attiva, Maria la vita contemplativa, ma è importante notare che sono due donne, due sorelle. E' importante perché raramente nella storia della Cristianità la Chiesa militante ha evidenziato come la parola evangelica riconosca alle donne questa completezza spirituale. Le donne in altre religioni occupano ruoli di vario genere, ma minoritari e strumentali, nei riti, nei culti misterici; nel mondo pagano, come vergini o come prostitute sacre, svolgevano compiti funzionali al culto; nella grandi religioni orientali e nelle altre religioni monoteiste la vita monastica è riservata agli uomini. La contemplazione, l'ascesi è tradizionalmente quasi disdicevole per una donna che si rispetti. Nella parola del Vangelo invece, scenario quasi fuori dal tempo, “Maria ha scelto la parte migliore”, cioè proprio la contemplazione; Marta si occupa di troppe cose; una scena di una modernità stupefacente, rispetto alla quale forse c'è ancora da riflettere e da imparare.

Nell'incantevole sede del teatro Potlach Marta e Maria si ritrovano ancora; due espressioni della spiritualità femminile, entrambe possono essere liberamente scelte o forzosamente subite, entrambe possono opprimere o liberare. Ma insomma Fara Sabina è luogo della contrapposizione o della complementarietà? Difficile a dirsi; sicuramente è luogo dello Spirito, dove la vita attiva e quella contemplativa, distinte ma compresenti, si declinano al femminile. Marta e Maria attraversano come un rivolo d'acqua la storia bimillenaria, per giungere in quest'occasione a raccontarsi nel cuore dell'Europa cristiana, Avignon, per l'entusiasmo di otto giovani donne del XXI secolo.

C'è qualcosa di più contemplativo di un paesaggio naturale? C'è qualcosa di più attivo di un progetto architettonico? Sì, forse conosciamo qualcosa che è contemplativo e attivo insieme: il Teatro. La percezione di un'esperienza meta progettuale, metalinguistica, di un emblematico rivolo d'acqua spirituale che scorre attraverso i secoli, di un messaggio appena subcosciente che deve essere meditato per essere capito, che vale la pena di trattenere nell'intimo per assaporarlo nella libertà della coscienza, prima che torni ad immergersi nei sotterranei della storia: solo questo poteva ridurre al silenzio il severo e colto giury di Villeneuve Lez Avignon; un silenzio imbarazzante, molto vicino alla contemplazione.

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